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alternativeTo

Ottimo sito per la ricerca di alternative (come suggerisce il nome stesso) ai software che si hanno in uso o che non si possono/vogliono acquistare. Diviso in sezioni per diversi SO si va da Windows, Mac, Linux a iPhone, Android passando per i tool online. Molto utile perchè permette di trovare in fretta quello che serve basandosi su screenshot, commenti degli utenti, valutazioni, ecc.  Grafica semplice, lineare e ben fatta. Scontata l’aggiunta ai bookmarks!

Su un server terminal Windows 2008 di un cliente, a distanza di qualche mese dall’installazione, mi è stato fatto notare che alcune console MMC andavano regolarmente in crash sia che venissero richiamate da utenti amministratori che da semplici user, restituendo un errore simile a questo:

e successivamente all’OK un messaggio di eccezione non gestita sullo snap-in

Ecco come si presenta la finestra in questo caso dell’Eventi Viewer dopo aver dato OK al secondo messaggio:

Dopo aver aggiornato il Framework alla versione 3.5 (da riga di comando secondo questa guida poichè nemmeno lo snap-in di gestione dei ruoi funzionava…), e aver tentato nell’ordine un Windows Update, un check dei file di sistema attraverso il comando sfc /scannow e altre azioni di controllo su diritti e permessi vari ho trovato, tornando a spulciare a fondo la Knowledge Base Microsoft, questa dritta che ha portato alla soluzione definitiva del problema.

Soluzione tanto semplice quanto assurda.

In definitiva si trattava di andare nel registro di sistema di Windows e sostituire all’interno del seguente percorso

HKLM\Software\Microsoft\WindowsNT\CurrentVersion\Fonts

il nome del contenuto della stringa del font Tahoma da “Tahoma.FON” a “Tahoma.ttf”

Dopo questa semplice modifica il server ha ripreso a funzionare correttamente.

Approfondendo (ma neanche tanto) sembrerebbe che l’errore fosse comunque riconducibile al Framework installato, credo alla versione 2.0, più nello specifico proprio alla sua gestione dei font nel registro che nemmeno l’aggiornamento citato sopra era però riuscito a sistemare.

UPDATE: la stessa risoluzione al problema, con alcuni approfondimenti, è presente anche al seguente indirizzo.

Se avete necessità di virtualizzare un server membro in un dominio active directory la procedura da effettuare è la seguente:

– Convertire il server membro con VMware Converter spostandolo sulla piattaforma di destinazione (VMware server, VMware vSphere Hypervisor (Esxi), VMware vSphere (Esx), ecc).

– Rimuovere il server reale dal dominio.

– Avviare il server virtuale senza le schede di rete collegate, in modo che non possa comunicare con la rete.

– Rimuovere dal dominio “a freddo” il server virtuale con le schede scollegate.

– Cancellare dal controllore di dominio primario le informazioni della macchina tramite Utenti e Computer di Active Directory.

– Riavviare il server virtuale con le schede attive e riagganciarlo al dominio (anche con lo stesso nome e IP).

Convertire un server membro reale in virtuale spegnendo il primo e accendendo semplicemente il secondo NON funziona. La macchina virtuale infatti verrà vista dal controllore come una macchina diversa, essendo diverso il SID assegnatole durante la conversione.

Spesso, sia su macchine reali che su macchine virtuali è necessario aggiungere o togliere schede di rete. Virtualizzando ad esempio una macchina reale verrà installata una scheda aggiuntiva e sparirà quella vecchia. Se non la disinstallate precedentemente voi  perchè non potete farlo o vi siete semplicemente dimenticati la scheda vecchia “scomparirà” dalla macchina virtualizzata ma rimarrà comunque nel registro annoverata tra le schede installate nel sistema con tanto di parametri di configurazione settati.

Per rimuoverla definitivamente senza mettere le mani nel Regedit si può fare così: aprite un prompt dei comandi e digitate “set devmgr_show_nonpresent_devices=1” (senza virgolette), per abilitare la visualizzazione hardware delle periferiche nascoste, dopodichè in Gestione Periferiche sarà sufficiente andare nel menu “Visualizza” e scegliere “Mostra periferiche nascoste”. Una volta indivduato l’hardware da rimuovere (visualizzato con un’icona leggermente più chiara), basterà selezionarlo con il tasto destro del mouse e disinstallarlo.

Ieri mi è capitato di installare la versione per server del noto antivirus Kaspersky su una macchina nuova di un cliente. Un server HP ML350 G6 con Windows Server 2003 R2 in lingua inglese fresco di installazione. Tutto ok, un banalissimo setup e l’antivirus è funzionante. Se non fosse che nel lancio di una scansione veloce, dopo due secondi dall’avvio, appare una imprevista e preoccupante schermata blu con poche spiegazioni e un bel “Hardware Malfunction” scritto in alto. Windows è ingestibile, ovviamente.

Riavvia, riprova, stessa cosa. Pensando ad un guasto hardware e con la fortuna di avere un server identico a fianco, ritento l’installazione questa volta con la localizzazione in inglese del Kaspersky. Tempo cinque minuti e di nuovo schermata blu.

Fortunatamente non si trattava né di guasti hardware né software né di localizzazione in italiano o in inglese dell’antivirus quanto di una più banale impostazione nel BIOS delle macchine che impediva al Kaspersky di controllare la presenza di processi malevoli all’interno dell’area di memoria del sistema.

Disabilitando infatti l’opzione “No-Execute Memory Protection” in entrambi i BIOS il problema si è risolto.

Qui la soluzione nel forum di Kaspersky (da notare, nello scambio di battute,  il rimando al link del servizio di assistenza HP che molto intelligentemente risolve la questione suggerendo all’utente di disinstallare l’antivirus e non reinstallarlo più).


Può capitare che un server licenze Microsoft perfettamente funzionante, all’interno dello snap-in da cui viene gestito, restituisca l’errore “errore interno al server licenze, messaggio di errore : 0xc0110011” non permettendovi più né di attivare/riattivare il server né di disattivarlo completamente. I client per la verità sontinuano a funzionare e a venire concesso loro il login alle macchine ma non è più possibile modificare i parametri né ke proprietà del server licenze.

C’è una soluzione Microsoft al problema descritta nella seguente Knowledge base: KB2021885 che in pratica ci fa eliminare tre chiavi di registro per sbloccare la situazione. Ecco la procedura:

Arrestare il sevizio di Licenze Terminal Server o dallo snap-in di gestione servizi o con il domando: net stop termservlicensing, dopodichè cancellare (previo backup) le seguenti chiavi dal registro:

HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Microsoft\TermServLicensing\Certificates
HKEY_LOCAL_MACHINE\System\CurrentControlSet\services\TermservLicensing\Parameters\Certificates.000
HKEY_LOCAL_MACHINE\System\CurrentControlSet\services\TermservLicensing\Parameters\Certificates.001

A questo punto riavviare il servizio con il comando net start termservlicensing.

Rientrando in gestione licenze ora dovrebbe essere possibile gestire il server normalmente.

Dopo alcuni problemi elettrici su due server Windows 2003 entrambi controller di Active Directory, un bel giorno a distanza di tempo, mi sono ritrovato con alcuni malfunzionamenti alla replica file e all’autenticazione degli utenti in terminal server. Chiari segni che c’era qualcosa che non andava.

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Se Outlook Express (per chi lo usa ancora) dovesse chiedervi ad ogni chiusura di comprimere i messaggi, e per qualche buona ragione (ad esempio perchè in alcuni casi i messaggi oltre a comprimerli li cancella) non volete farlo, potete usare questo “trucchetto” per liberarvi temporaneamente del fastidioso promemoria.

Outlook utilizza infatti un “contatore” che dopo 100 aperture del programma fa scattare il noioso messaggio di avviso.

Per eliminarlo è necessario

– chiudere  Outlook Express

– andare in Start – Esegui  e digitare regedit

– nel percorso HKEY_CURRENT_USER\Identities\{STRINGA}\Software\Mi crosoft\Outlook Express\5.0
cercare sulla videata di destra la voce “Compact Check Count” e a quel punto reimpostare il valore a zero.

Ho fatto l’upgrade di una installazione di WordPress dalla versione 2.7.1 alla 2.8.6. Sia quest’ultima versione che la immediatamente precedente (la 2.8.5) mi hanno riservato una sorpresa: era sparito nella videata di editing delle pagine il menù a discesa per selezionare diversi template per le pagine (se non sapte di cosa stao parlando qui trovate qualche info in più). Dov’era finito? Non si sa cos’abbiano combinato, evidentemente si è trattato di una svista.

Ho scoperto quindi che nel file edit-page-form.php che si trova nella cartella wp-admin dell’installazione di WordPress c’è una voce impostata a zero che impedisce la visualizzazione del menu: ( 0 != count( get_page_templates() ) )

Questa voce va impostata a “110” per far ricomparire la funziona di scelta dei template che altrimenti risulta ingestibile.

In Windows Server 2008 non esiste più il vecchio e caro NTBackup. Giusto per rendere più felici i proprio clienti Microsoft ha deciso di sostituirlo con il più inutile Windows Server Backup.  Il nome dice tutto: si tratta di una MMC da installare tra le “Nuove Funzionalità” del pannello del “Server Manager“, sotto gli Strumenti di Amministrazione, che permette di fare il backup di Windows.

Cioè o di TUTTO Windows o solo di alcune sue UNITA’. Quindi niente più selezione di cartelle, file, ecc. O tutto o niente. E se come a me vi sorgesse l’insana idea di salvare anche solo il System State della macchina (utile per dirne una, in server Active Directory) preparatevi ad aprire la riga di comando e a rimpiangere il buon vecchio backup di Windows Server 2003 che era sì banale e limitato (come i suoi predecessori), ma tutto sommato funzionale e semplice da usare.

Per fare quindi uno scontatissimo backup schedulato dello stato della vostra installazione di Windows adesso dovrete fare così:

– creare un file batch, tipo “systemstate.bat” da posizionare in c:

– scrivere con un editor nel file batch la seguente riga di comando:

wbadmin start systemstatebackup -backupTarget:C: -quiet

(come potete notare nel comando ho definito C: come unità dove salvare il file di backup generato. Se avete altre unità di sistema potete definirle al suo posto. Se C: è l’unica che avete a disposizione (come nel mio caso) sappiate che Microsoft di default ha deciso di non accettare salvataggi del SystemState sullo stesso disco ove risiede l’installazione di Windows, quindi per forzare questa impostazione è necessario andare sul registro di sistema, tramite il solito regedit e aggiungere un nuovo valore DWORD (32 bit) chiamato “AllowSSBToAnyVolume” nel seguente percorso: HKLM\SYSTEM\CurrentControlSet\Services\wbengine\SystemStateBackup\AllowSSBToAnyVolume )

– fatti i passaggi precedenti non ci rimane che schedulare una Operazione Pianificata nei giorni e nei tempi che desideriamo per avviare il file batch di cui sopra ad intervalli regolari.

Nota: in Windows Server 2008 il file completo del backup del SystemState è di dimensioni enormi rispetto ai vecchi file BKF a cui si era abituati. Si parla di svariati GB. In uno dei server su cui ho testato tutta la procedura con uno spazio disco occupato di 17 GB, il file di backup è arrivato ad occupare ben 13 GB di spazio disco. Quindi attenzione ad avere abbastanza posto prima di procedere al salvataggio.

Anche il formato con cui vengono salvati i dati è diverso. Si tratta di una struttura di cartelle che a partire dalla prima nominata “WindowsImageBackup” contengono svariate informazioni tra cui un file con estensione VHD che è il vero e proprio cuore del SystemState effettuato.

Infine, sappiate fin da ora che non è più possibile salvare i file di cui sopra via rete, né su una unità collegata né su un percorso UNC. E’ obbligatorio prima salvarlo in locale e poi eventualmente trasferirlo su altri supporti in un secondo momento (magari attarverso un altro file batch avviato successivamente che si occupa esclusivamente dell’operazione).